MANUELE BELLINI

Philosophy teacher Liceo Statale Don Milani, Romano di Lombardia, Bergamo, Italy

This text was written on the occasion of O'Hara's solo exhibition in the Teatro Sociale di Bergamo, Italy 2002

LA SFIDA DELLA SINESTESIA DI MORGAN O’HARA

Trascrivere la musica senza ricorrere alla partitura pare sia un’impresa prometeica, nel suo senso meno nobile di un avventurarsi ciecamente arrogante nell’oceano di melodie inafferrabili se non da un umile quanto attento ascolto. La musica è espressione sincera della temporalità, sia essa oggettiva, cronologica, oppure affettiva, interiore. La scrittura, al contrario, è un’emanazione dello spazio – oltre che una sfida al tempo, con cui non accetta compromessi. La sintesi tra le due arti sembrerebbe destinata a non compiersi.

Tuttavia, oltre che con la partitura, si può conferire spessore all’incorporeo musicale anche grazie al disegno – non vedendolo però come un sostituto della scrittura di cui supplirebbe gli intenti narrativi. Ma proprio qui il sentiero si fa in apparenza ancor più irto: nulla infatti sembra più arduo del rintracciare correlazioni sintestesiche tra il suono e il tratto, tra l’udito e la vista, evitando il supporto del linguaggio, cioè della scrittura che, mediando, inficerebbe appunto l’autentico potere suggestivo del non figurativo.

La musica si ascolta infatti senza ulteriori interfacce linguistiche: si può fruirla distrattamente godendo delle emozioni che suscita oppure ci si può accostare ad essa per passatempo o con nozionistico snobismo per certe sue forme o ancora con umile attenzione per le sue qualità immanenti, come per esempio voleva Adorno parlando del “buon ascoltatore”.

Eppure la comunicazione tra i sensi coinvolti nella trascrizione del movimento della musica può realizzarsi per intercessione del tatto, che sa afferrare, proprio grazie all’“attenzione” (M. O’Hara, LIVE TRANSMISSIONS, Lubrica, Bergamo 2002, p. 15), le traiettorie virtuali del nostro percepire i suoni, processo conoscitivo a sua volta intermedio e in qualche modo riassuntivo tra il sentire e il ragionare. Il tatto altro non è se non il tratto della grafite sulla carta, una sorta di impronta digitale dei nostri possibili interventi nello spazio e delle 2 nostre possibili azioni nel mondo, insomma è un’eco del nostro essere “estesa nella bidimensionalità del foglio da disegno” (p. 16).

Morgan O’Hara disegna la musica ascoltandola e vedendola, cioè seguendo, per esempio, l’andamento del sassofonista o del clarinettista nello spazio o le rapide percosse delle dita sui tasti del pianoforte: ciò che ne riesce a comunicare è il moto del suono, ora raggomitolato con morbidezza ora nervosamente sfibrato. Non solo le altezze e i timbri, ma anche le oscillazioni delle fonti del suono ne alterano le tracce, scuotendolo o cullandolo incessantemente.

“Il segno più immediato di vita è il movimento. Ciò che è vivo si muove. LIVE TRANSMISSIONS rendono visibili modelli di movimento normalmente invisibili attraverso disegni a somiglianza di sismografo eseguiti in tempo reale. La vivacità della vita viene osservata attentamente e simultaneamente tracciata con due o più matite” *(p. 28). La durata del disegno coincide fino a sovrapporsi con la durata dell’esecuzione musicale: il silenzio dello strumento sigilla la purezza del foglio, autentico orizzonte di possibilità espressive pronto a ricevere le delicate incisioni dei suoni.

*M. O’Hara, LIVE TRANSMISSIONS. Attention and drawing as time-based performance, Lubrina Editore, Bergamo 2002.